ECOLOGIA E RESPONSABILITA'

24.06.2022

Venerdì 13 maggio si è tenuto un seminario on line sui temi dell'Ecologia integrale, ispirati alla Laudato Si'. L'iniziativa è stata organizzata dalla Scuola di Capitale Sociale di Firenze e dall'Istituto Sviluppo Umano Integrale di Arezzo, il cui direttore è stato chiamato a tenere una lecture agli invitati. Il tema era Ecologia integrale: per una rinascita ecologica e spirituale. Nel 2015, ben sette anni fa, Francesco ammoniva sulla necessità di costruire un pensiero ambientale per i cattolici e i non credenti radicato nella conversione personale e collettiva. Sollecitato dalle domande di Lorenzo Fazio, segretario della Scuola si è discusso della situazione dell'ambiente al livello globale ed italiano. Il tema della leadership politica in questo settore è subito venuto fuori come passaggio necessario di ogni discussione che voglia dirsi seria. La politica non ha preso seriamente l'appello della Laudato Si', perché continua su un binario distopico in cui o si propongono slogan ambientalisti sulla base di scadenti conoscenza scientifiche oppure si passa nell'indifferentismo al tema piuttosto spinto.

Il primo indirizzo è quello certamente ideologico: la tesi fondamentale è che la situazione ambientale è molto grave e solo l'innovazione tecnologica potrà salvare il pianeta, abitato da un uomo che, vieppiù, è un essere animale molto evoluto. La seconda opzione, invece, procede con il business as usual, in pratica programma politiche di intervento poco incisive oppure poco rispettose delle esigenze naturali. Entrambi gli schieramenti sono stati fortemente criticati durante l'incontro: il primo perché, in fondo, si fa portavoce di una antropologia che non è propriamente né cristiana né conforme alla enciclica. Ricordiamo che la Laudato Si' non vede affatto nella tecnologia l'ancora di salvezza ai disastri naturali e all'incuria verso l'ambiente, ma chiede una responsabilità etica certa e impegnativa. Il secondo filone di pensiero vede la storia come immutabile e in effetti propone di continuare a sfruttare le risorse naturali, magari mitigando la quantità e ciò porta a ridurre disponibilità di servizi e beni, anche di prima necessità, ma si badi, solo per i poveri della terra e recentemente, anche da parte della classe media. Nessuno coglie il fuoco centrale della richiesta di Francesco: la conversione spirituale. Si, non c'è altra possibilità per ripristinare l'armonia tra uomo e creato se non intraprendere questa via. La terra è un dono, anzi è il dono che Dio ha fatto all'umanità che la domina come custode gentile e saggio, in attesa che anche essa venga ricapitolata e perfezionata. L'uomo non può non esercitare un potere sulla terra, perché questo è il compito che gli è stato affidato. Ma, e ciò sia molto chiaro, dominio non vuol dire abuso, cioè non vuol dire distruggere le risorse per appropriazione da parte dei ricchi della terra a scapito delle moltitudini povere o impoverite. Non possono essere taciuti i problemi interni all'ambientalismo, anche classico, quello delle azioni politiche erede degli anni '70, che porta con sé una gran dose di ideologizzazione del tema e che non condivide affatto con l'enciclica, per esempio, il rispetto dei temi della Vita dalla sua nascita alla morte naturale dell'uomo. E questo fa una gran bella differenza, che molti, anche in casa cattolica fanno finta di non vedere e che, invece, separa nettamente le cose. Utile trovare strade comuni e lo speaker di turno, il prof. Amato, ne ha indicate alcune: un terreno su cui si può lavorare in modo unito è la custodia e tutela della biodiversità che costituisce la vera emergenza attuale ed immediata. Il problema non è la CO2 (ma semmai il metano e il vapore acqueo), ma è la distruzione consistente della biodiversità. In particolare la presenza delle microplastiche nei mari, oggi entrate direttamente nel ciclo dell'alimentazione umana rappresentano un serio problema di biodiversità, ambientale, di salute. Questa è la traccia da seguire per sviluppare nel decennio la biodiversity restoration, proclamata dall'Onu. Attualmente, invece la ossessiva accentuazione della riduzione della anidride carbonica (che poi non si tratti di riduzione ma solo di conteggio pari tra emissione e remissione artificiale/naturale: net zero, appunto è ormai chiaro) e i roboanti programmi politici, per esempio l'italiano PNRR, non porteranno i risultati sperati. In campo economico- finanziario, perché il nostro paese sarà carico di debiti da rimborsare davanti a quelli che già sembrano scarsi risultati, con un'incidenza sul pil di poco più dell'1,8%, né su quello ambientale, visto che ancora si prevede l'utilizzo di fossili neri o al massimo l'utilizzo dell'idrogeno, ma ottenete non dall'idrolisi dell'acqua ma dall'estrazione dal metano.

Non ci siamo proprio, anzi siamo proprio arrivati a che gli orizzonti e le prospettive disegnate da un'intera generazione di leader politici arrecano danno e fanno il gioco dei soliti noti.

La risposta è possibile ma deve arrivare dalle popolazioni, che addormentate dall'ipossìa della mascherina, fa giacere in fondo all'anima i sogni di un mondo più sostenibile e giusto.